La poesia del ciclismo e il ciclismo-poesia: è già alla V edizione il concorso per poeti in bicicletta

Quinta partenza per il primo e unico Premio Letterario dedicato al variegato mondo della bicicletta: arriva il nuovo bando de Il Bicicletterario - Parole in Bicicletta, la creatura del Co.S.Mo.S. - Comitato Spontaneo Mobilità Sostenibile che, dal suo debutto (ottobre 2014), ha registrato una continua crescita, raggiungendo da Minturno (LT), suo luogo di origine, ogni angolo d'Italia e superando i confini del Bel Paese più volte. (tutti i dettagli e il bando su www.bicicletterario.blogspot.it) Il Bicicletterario si propone di raccogliere le storie che ogni giorno nascono in bicicletta e, così come le ruote le imprimono sulla strada, questo Premio sui generis invita tutti a trascriverle, sotto forma di prosa o versi, e ad inviarle a bicicletterario@gmail.com per prendere parte ad una sorta di giro d'Italia cicloletterario: è importante che siano però originali e inedite, e che giungano alla Segreteria entro la scadenza del 15 febbraio 2019. L'adesione è gratuita, non esistono oneri di sorta per chiunque abbia voglia di condividere le proprie personali parole in bicicletta. L'appello è rivolto a bambini, ragazzi e adulti, ovunque risiedano sul territorio nazionale ma anche oltre. Ad ispirarvi possono essere ricordi, sogni, fantasie, un viaggio o una scoperta, una gara o un'escursione, una passeggiata o gli usuali percorsi quotidiani. Passato, presente e futuro, insieme alle diverse anime della bicicletta e dei ciclisti, troveranno il loro spazio, come suggeriscono anche i vari premi speciali che vanno ad aggiungersi ai riconoscimenti 'canonici'. Come da regolamento, le opere inviate verranno smistate in forma anonima ai vari componenti di una prestigiosa e qualificata Giuria, a garanzia di obiettività e imparzialità: soltanto a valutazioni ultimate la Segreteria ricollegherà ogni singolo scritto selezionato al suo autore per comunicare l'esito, non trascurando alcuno, compresi coloro che non avranno avuto il piacere di essere inclusi nella rosa dei vincitori. Rossella Tempesta, poeta, è la madrina storica del Premio, mentre Emilio Rigatti, scrittore, cicloviaggiatore ed insegnante, presiede la Giuria. Alle usuali sezioni (poesie/adulti, racconti/adulti, miniracconti/adulti, poesie/ragazzi, racconti/ragazzi, poesie/bambini e racconti/bambini), si è aggiunta, già dalla passata edizione, la categoria degli aforismi sulla bicicletta: una manciata di caratteri (220 circa), un'unica frase o anche due/tre concatenate a formare un periodo di senso compiuto, che sia particolarmente significativo, originale e inedito, come ogni opera ammessa a partecipare. Questa sezione è chiamata VelòScriptum, non presenta dsuddivisioni per età e vi possono partecipare anche autori che abbiano già inviato un elaborato per una delle altre sezioni. La novità di questa edizione sta nella sezione speciale dedicata a Fausto Coppi: frutto della collaborazione con il Museo del Ciclismo del Ghisallo e con il Museo AcdB - Alessandria Città delle Biciclette, è istituita come omaggio al Campionissimo in occasione del centenario della sua nascita, che cade nel 2019. L'iniziativa si presenta con il titolo "Caro Fausto ti scrivo...": vi si può partecipare con racconti, miniracconti, poesie, aforismi e con scritti in forma epistolare. Come per tutti i premi speciali, l'assegnazione di questo riconoscimento non esclude l'opera dalla 'classifica generale' de Il Bicicletterario. In questo caso, le opere dedicate a Coppi, data l'evidente omogeneità di argomento, hanno anche la possibilità di essere selezionate per il Premio L'Eroica: tripla opportunità, quindi. Nel bando sono contenuti tutti i dettagli del regolamento generale e le indicazioni specifiche per ogni sezione speciale: il suggerimento è di leggerlo con attenzione, senza tralasciare nulla. Partecipare è davvero semplice, oltreché - come già detto - gratuito: ricapitolando, basta inviare il proprio scritto in versi o prosa a tema bici a bicicletterario@gmail.com (Segreteria del Premio), secondo le indicazioni presenti nel bando, naturalmente entro la data limite. Tutti i dettagli su www.bicicletterario.blogspot.it Di tempo ce n'è, ora bisogna soltanto scrivere... Pedalare, e scrivere, per partecipare all'unico raduno cicloletterario del mondo. Credits video: Palmiro Careddu - ciclista 'eroico' Maria Rotonda D'Alterio - scrittrice Pasquale Careddu e Luca Gargiulo - ciclisti Alfredo Viccaro - oste Veruska Menna - voce Dafni Scotese - video Daniele Sepe - musica Giovanni Caruso e Elena Lepone - assistenti di scena Bruno Carlo e Antonietta De Biase - fotografi di scena si ringraziano: Schiano Bikes - Modesto Forte e Passione Bici Scauri - Moi Meme (per gli abiti di scena) Lo Scoglio pub - Enoteca Angeli & Marinai - ZampettaNera - Vincenzo Carroccia
 

La cultura che guarda il mondo del ciclismo

Francesco Zagaglia presenta ‘Strade’, sabato 4 novembre a Osimo

Di Umberto Martinelli, giornalista del Resto del Carlino

Foto: la copertina del libro

“Presento un libro dal titolo ‘Strade’, il 4 novembre, alle 18, presso "Il mercante di storie" ad Osimo. Se vi va...”
Non vi diciamo nulla dello scrittore e delle scritto. 
Se non quel poco di stimolante alla lettura (piacevole).
Partiamo dalla fine. 
ULTIMA PAROLA: “OPS”.
Che significa esortazione a non mollare e che si collega alla dedica: “A chi cerca, a chi trova, a chi trasmette l’entusiasmo.”

Il libro “Strade” di Francesco Zagaglia pedala per tredici capitoli: dalla ‘Fine dell’estate’ a ‘Lo spettacolo sportivo’.

IL PROLOGO-PREFAZIONE porta la firma di Stefano Simoncini (quello che giocava “a fare il telecronista” mentre “il compianto Paolo Piazzini faceva l’odierno Beppe Conti”).

Abbiamo già detto troppo.
Ma come non guardare in alto e scorgere l’Aquila di Filottrano (“….qualsiasi corridore ti piacesse non si poteva non essere anche tifosi di Scarponi”).

“DIMENTICAVO: in ‘Strade’ si parla solo marginalmente di corse, il resto è vita.”
Quella che piace all’associazione Ruote e Cultura, il cui presidente Antonio Romagnoli plaude.

Nella fuga letteraria, tira anche Albert Einsten, che urla ai compagni d’avventura: “La cosa importante è non smettere mai di domandare.”

CHI C’È IN SELLA nella copertina di Luca Pucci?
C’è Gianmarco Cenci, che dà l’anima sul muro del Piccolo Giro delle Marche (2012).
Anche questo è un indizio.

CHI C’È DIETRO?
Chi sono i felici complici del lavoro editoriale?
Certamente ci sono “…i racconti del G.S. Casenuove Ciclismo.”

Da cui scaturiscono “..pensieri sopra la bici, retroscena delle corse, viaggi introspettivi, i campioni, le storie, i personaggi e gli aneddoti della provincia” (quella di Ancona).

Anche le “benedette coincidenze”.

PER CUI “…AMERIGO SEVERINI…raggiungeva in una fuga Orfeo Zagaglia del G.C. Collina. Ho sgranato gli occhi dalla sorpresa. Era zio Orfeo!”
Il cui nipote è lo scrittore.

AUTORITRATTO: “FRANCESCO Zagaglia (1982). Autore, compositore e musicista con gli Gli amici dello zio Pecos. Tra una schitarrata e l’altra, parla con una donna, brinda con gli amici, appunta pensieri.”

LA BICI ROSA, di Marco Marando, Tagete Editore, 2016

                      Marando, lo scriba del ciclismo (G. Baiocco)

Numerose sono le monografie dedicate allo sport delle due ruote, il volume di Marco Marando ‒ però ‒ non è di quelle che parlano di Coppi, Bartali e della Dama Bianca ma racconta un ciclismo da tramandare all'età venture cui arriverà non solo ciò che egli ha raccolto "viva voce" dai protagonisti ma il senso profondo di questo sport splendente di umanesimo come un arazzo. E da questo punto di vista è il primo assoluto nella panoramica dell'editoria italiana, corposo nella trattazione e novellistico nella narrazione condotta in modo sistematico ed esaustivo.

Il rosa che c'è nel titolo non è solo il colore delle gare coniugate al femminile ma anche quello dei sentimenti forti che le donne san far correre su quelle loro bici con le ali.

Un giorno, lo scriba del nuovo millennio si è messo a tavolino per drenare il secreto dell'anima delle cicliste che la pelle spreme in forma di sudore attraverso ogni suo poro, ove il sole vi cola a picco la luce di dio.

Più che un libro da leggere questo è da vedere, non per via dell'iconografia pur ricca, ma per la narrazione visuale che impregna di sé la tessitura del racconto grazie alla forza allucinatoria che hanno le parole. É questa la parte più bella del racconto di Marco Marando, una favola bella imbevuta delle forme cromatiche del caleidoscopio della vita a pedali, fatta di borracce, volate, fughe, scalate, riti, cronometri, traguardi, altimetrie, protocolli, cerimonie e amore, tanto amore per quel sentimento che chiamiamo ciclismo e che porta con sé quello per la vita.

L'avventura in groppa a "La Bici Rosa" prosegue come romanzo che attraversa lo spazio e il tempo o meglio la geografia dei luoghi e le epopee che li hanno percorsi facendo grande questo sport, divenuto un genere letterario dove si sono profuse le più grandi firme del Novecento da Buzzati, a Vergani, a Piero Chiara.

Marando ci riporta a quel clima: mi è sembrato di scorgere Montanelli, seduto in terra con la macchina da scrivere sulle ginocchia (famosa foto-simbolo del giornalismo di frontiera), quando l'autore si china a intervistare con devozione Marianne Vos e m'è parso di veder aleggiare sullo sfondo le ombre dei personaggi che han dato vita ai 'processi alla tappa' di Sergio Zavoli, quando anche la TV era "eroica" come una gran fondo.

In questa parata di campionesse appare, tra le altre, la figura tosta della toscana Luperini che tracciò pagine di storia sulle vette mitiche del ciclismo-poesia (tre tour), con la levità d'un gabbiano che scala le creste irte fin sulla cima dei marosi più ostili.

Poi il racconto scivola pei declivi della nostalgia e allora entrano nel turbinio dei ricordi le biglie e i tappi sulle piste di sabbia, gli autografi del campione, le mitiche voci della radio e poi ancora la prima televisione che trasforma in salotto il tinello di casa dove c'è un posto anche per il vicino.

Sembra di udirlo quel vociare di Alfredo Oriani: "Lì sopra si è quasi in bilico, eppure si cessa di esserlo… la bicicletta è una scarpa, un pattino, siete voi stessi, il vostro piede divenuto ruota".  

 La lettura di un'opera di ciclismo ti fa entrare in un libro che già parla di te perché è di lì che si vien tutti, da quella letteratura di vita: la fatica di vivere, il raccolto dei campi che deve durare, la virtù della misura, l'individuo che si moltiplica come i pani e i pesci di Cristo, la generosità che ti coglie in quel giorno di dio che ti farà campione.

 Marco Marando ci canta, e bene, delle "donne, i cavalieri, l'armi e gli amori" di questo nostro sport. Tutti ci ritroviamo in quelle sue pagine, insieme con esse ripercorriamo un pezzo della nostra storia, che lui intreccia all'arte, alla cultura dei luoghi, ai monti, ai passi, alle valli che hanno visto passare di lì il ciclismo dal vero… e le ragazze dalla Bici Rosa a legger libri in fronte al sole.

Auguri Alfonsina Strada (16.03.1891)!

16 maart 1891/Italy/ near Castelfranco Emilia/ ‘Once in a hundred years, an Alfonsina Strada is born’: a rare personality, a resolute pioneer. She had what it took to pick up the gauntlet before the whole of Italy and register for the ultra-tough Giro d’Italia of 1924 - because she wanted to, because she followed the promptings of her own heart and refused to be held back by scorn or mockery. Her perseverance enabled her to win through and live her life as a cycling pro. She died in 1959, virtually forgotten. The scrapbooks recording her cycling career succumbed to damp in a cellar. Over the course of three years, photographer Ilona Kamps followed in La Strada’s footsteps, determined to bring to light a history that must not be lost.

A tribute to the unrivalled Alfonsina Strada. A reconstruction of her life-story captured in fasinated b&w. A renewed book-concept where photography/poetry/history/ literature are combined into one narrative form. Text is in English/Italian /Dutch. This book is a slow-down experience !

per informazioni sul volume: www.alfonsinastrada.com 

pagina facebook: www.facebook.com/alfonsina.strada

Traduzione. Il 16 marzo 1891 nasce a Castelfranco Emilia Alfonsina Strada: una personalità ricca, una pioniera risoluta a battere nuove strade sfidando ogni pregiudizio. Lei aveva le carte in regola per accettare la sfida dello sport al femminile e pertanto decise di iscriversi al duro Giro d'Italia del 1924. Alfonsina ha battuto le strade del suo cuore e i sentimenti che lo ispiravano l'hanno sostenuta nella lotta contro i tabù e le ostilità di un'opinione pubblica non pronta alla figura della donna-ciclista. La sua tenacia le ha permesso di vivere appieno quello che più sognava: il ciclismo. Morì nel 1959 ormai dimenticata da tutti. Per tre anni la fotografa Ilona Kamps ha seguito le sue gesta contribuendo a portare alla luce una storia che sarebbe andata inevitabilmente persa e con essa la memoria del fascino che emanava la sua persona. Il volume che vi proponiamo dalle pagine di questo sito è un libro di storia, poesia, letteratura e fotografia combinate tra loro secondo una formula narrativa avvincente. Il testo è in inglese, olandese e italiano.

Foto www.alfonsinastrada.com

CICLOFILOSOFIA di Lisa Favale (Roma)

L’arte del pedalare. Ecco è questo ciò che vorrei approfondire e trattare, dedicato a chi corre per lavoro, a chi lo fa per passione e a chi lo fa per fuggire dai propri disagi psichici. Nulla di più artistico del ciclismo, la nobiltà del movimento che fa discendere innumerevoli idee e pensieri, ogni essere umano che lo pratica è un ciclofilosofo! La meraviglia della contraddittorietà filosofica ciclica: la sicurezza della pedalata data dal movimento ritmico e ripetitivo in contrasto con il cambiamento della strada e del paesaggio, trasferisce la propria filosofia dell’essere, da cui scaturiscono i pensieri più reconditi. I ciclisti sono dei filosofi! E’ uno sport ad alta intensità mentale, oltre che muscolare, ma a differenza di altre attività qui si è completamente solo con se stessi, che si tratti di bici da strada o mountain bike, ha un grande effetto sulla personalità. Riflettiamoci un attimo, siamo tutti immersi fino al collo di tecnologia e purtroppo l’era digitale ci ha quasi trasformato in esseri poco umani e molto digitali, ci sono pochissimi momenti durante la giornata in cui non siamo “costretti” a far ricorso al nostro amato iphone, ai social o altro, ed è proprio mentre andiamo in bici che torniamo degli esseri umani! Quelli dell’età preistorica, quelli del pranzo in famiglia senza tv, quelli che scrivono con la penna, quelli che abbracciano le persone “live” e gli strillano in faccia se sono arrabbiati, insomma torniamo ad essere l’homo sapiens andando in bici e ascoltando solo la nostra mente e ciò che ha da dirci, probabilmente dovremmo dargli retta più in quei momenti che in altri. Idee prolifiche, pensieri dinamici o creativi, tutto va nella direzione della nostra personalità, il creativo ha l’ispirazione, il razionale ha voglia di concretizzare e il passionale di interagire, sono solo frutto della nostra meravigliosa immaginazione che può finalmente scorrazzare libera per i sentieri in modo naturale come poche volte accade. Non a caso, la mente ci accompagna e gestisce la fatica trasformando il dolore in qualcosa di “piacevolmente sofferente”, ciò significa che possiamo trarne un beneficio globale per il nostro benessere.

 

UN POETA A CASO, MA NON TROPPO: SANDRO PENNA

di FRANCESCO GALLINA (Parma)


In mezzo al germogliare di ermetismi vari e compositi, Sandro Penna si mantiene su quella che Pasolini definì la 'linea antinovecentesca', il che equivale a versi nitidi e comprensibili grazie all'uso di un linguaggio quotidiano e di una sintassi semplice. Lungi da retorici grovigli e immagini visionarie, Penna abbraccia una fluida narratività, donandoci graziose descrizioni agrodolci, spesso incentrate sulle figure di fanciulli e giovani uomini, vera e propria ossessione (omo)erotica del poeta. Per la consueta rubrica poetica del sabato, #busillisblog propone [La veneta piazzetta], breve idillio contenuto in Poesie, la prima raccolta di Penna del 1939. Sullo sfondo di una solitaria piazzetta veneta si staglia l'immagine luminosa e vitale di un ciclista che si rivolge all'amico (a piedi o in bici?) con una breve, incisiva domanda. Due sole parole, un profondo e ambiguo interrogativo.
La accompagniamo con un olio su tavola dal titolo Ciclista (1926), opera di Enzo Benedetto, importante esponente del secondo futurismo italiano e in qualche modo predecessore del Neofuturismo.
 
 
LA VENETA PIAZZETTA
 
da POESIE di SANDRO PENNA
 
La veneta piazzetta,
antica e mesta, accoglie
odor di mare. E voli
di colombi. Ma resta
nella memoria – e incanta
di sé la luce – il volo
del giovane ciclista
vòlto all’amico: un soffio
melodico: «Vai solo?».
 
Sandro Penna
 

Pedalare nel fango. Il ciclocross raccontato dai suoi protagonisti di Carlo Gugliotta

Il ciclocross è gareggiare nei campi cantando sotto la pioggia, riscaldando il gelo, avventurandosi nel vento, accorciando l'inverno. Il ciclocross è pedalare e correre, pedalare a forza di corsa e correre a forza di pedali. Il ciclocross è immaginare una strada e trovare una pista, sperare che siano pozzanghere e non pozzi, schizzare al pronti-via, schizzare e schizzarsi, tuffarsi, remare, guardare, traghettare. Il ciclocross è quello che non conosce l'impraticabilità dei campi, ma di cui anzi si nutre, quello che possiede una sua geografia di parchi comunali e di scalinate ecclesiastiche, una sua storia di cacciatori a pedali e di pescatori a due ruote, una sua religione silenziosa e una sua filosofia assiderata, quello che sembra fatto in proprio, in casa, in famiglia, in parrocchia, in comunità, quello che dovunque è una festa sui prati.

Carlo Gugliotta, Pedalare nel fango, Alba Edizioni